Murales su saracinesca – Femminismo significa…

VIA MEDARDO ROSSO 19 – GOAL 5: PARITÀ DI GENERE

L’opera

FEMMINISMO SIGNIFICA CONTRASTARE LE GERARCHIE

Se il patriarcato crea gerarchie – non solo tra uomini e donne ma anche tra corpi conformi e non conformi, persone abili e disabili, tra classi, etnie, identità, orientamenti sessuali – e il femminismo lotta per l’abbattimento di ogni divisione verticale, oggi abbiamo ancora bisogno, più che mai, di femminismo.

La figura nel disegno, un astratto personaggio formato da tante geometrie che si intersecano, è la rappresentazione dell’unione tra i due generi e allo stesso tempo della loro egualità, della loro comune appartenenza all’umanità, del fatto che – in fondo – le somiglianze che li avvicinano sono più significative delle differenze che li separano.

L’artista ci propone un moto di riflessione che parte dai tempi dell’antica Grecia. Già Platone nel suo Simposio narrava di un’epoca in
cui non vi era distinzione fra uomo e donna, non c’era nessuna differenza fra i generi. L’entità rappresentata nel dialogo del filosofo greco era un essere con entrambi gli apparati riproduttivi, quattro mani e quattro gambe. Così erano completi nell’amore e non mancavano di completarsi.

Zeus, invidioso della loro felicità, li separò in due metà, dividendoli per sempre. Da quel momento, un’esistenza un tempo completa si
trasformò in una ricerca continua della parte mancante, con lo scopo di andare a riempire una mancanza che solo l’anima gemella avrebbe potuto colmare.

 

Sono passati due millenni, e quello che era un dialogo di Platone sull’amore si è trasformato in una grottesca rappresentazione di una
trama che non dovrebbe mai essere esistita. Zeus da divinità greca si è trasformato nel patriarcato che continua a raccontarsi la “tradizione” – forse miope – per cui uomo e donna siano diversi e debbano ricevere trattamenti differenti. Che due esseri per sentirsi completi debbano convolare in un matrimonio fra uomo e donna. 

Quello che però Ĝoja Tero e Platone hanno voluto trasmetterci con le loro opere è che si può essere completi a modo proprio, con chiunque si voglia e che soprattutto si debba essere in diritto di farlo, per tornare ad essere quelle entità piene e perfette. Potremmo affermare che la figura rappresentata dall’artista nella sua opera assomigli molto a quello che Platone si immaginava quando parlava dei suoi androgini.